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Coldiretti denuncia: «Il 57% del territorio pugliese a rischio desertificazione»

Nel Barese il 90% dei comuni a rischio

In Puglia le aree affette dal rischio desertificazione rappresentano il 57% della superficie utilizzabile e il conto pagato dall'agricoltura soggetta ai cambiamenti climatici e alla siccità è salato, pari ad oltre 70 milioni di euro. È quanto emerge da una analisi della Coldiretti Puglia sulla situazione del territorio pugliese, in occasione della Giornata mondiale dell'Ambiente che si celebra il 5 giugno.

Il deficit di acqua negli invasi in Puglia ha raggiunto –143 milioni di metri cubi d'acqua, mentre sono a rischio produzioni di alta qualità, frutta in primizia, o tardiva e, ancora, tendoni di uva da tavola e importanti superfici a pomodoro, un patrimonio agricolo – insiste Coldiretti Puglia - che è costato fatica e investimenti alle numerose aziende agricole, rischia di saltare, con gravissime ripercussioni non solo di carattere economico, ma anche sociale, se si considera la quantità di mano d'opera che viene impiegata.

Intanto, sono 230 su 257 i comuni pugliesi a rischio di dissesto idrogeologico e a pagarne i costi – segnala Coldiretti Puglia – oltre ai cittadini residenti soprattutto nelle aree rurali, sono proprio le 11.692 imprese che operano su quei territori. Il rischio idrogeologico, con differente pericolosità idraulica e geomorfologica, riguarda – rileva Coldiretti Puglia – il 100% dei comuni della BAT, il 95% dei territori di Brindisi e Foggia, il 90% dei comuni della provincia di Bari e l'81% dei comuni leccesi e sono 8.098 i cittadini pugliesi esposti a frane e 119.034 quelli esposti ad alluvioni.

Il rischio idrogeologico riguarda contesti prevalentemente agricoli o naturali perché in Puglia la terra frana e si consuma anche a causa dell'abbandono delle aree rurali per fattori diversi – insiste Coldiretti Puglia - a cui si aggiungono i pannelli fotovoltaici a terra che sottraggono terra fertile e fenomeni meteorologici sempre più intensi, concentrati in poche ore e su aree circoscritte, con alluvioni e danni anche in aree non eccessivamente antropizzate.

A questa situazione – sottolinea la Coldiretti - non è certo estraneo il fatto che negli ultimi 50 anni sia scomparso quasi 1 terreno agricolo su 3 (-30%) con la superficie agricola utilizzabile in Italia che si è ridotta ad appena 12,8 milioni di ettari a causa dell'abbandono e della cementificazione che rende le superfici impermeabili. Oltre ai perduranti e frequenti fenomeni siccitosi, per le carenze infrastrutturali e le reti colabrodo viene perso l'89% della pioggia caduta, uno spreco inaccettabile per un bene prezioso anche alla luce dei cambiamenti climatici che – continua la Coldiretti - stanno profondamente modificando la distribuzione e l'intensità delle precipitazioni anche sul territorio nazionale.

Negli ultimi anni a livello europeo si è alimentata una visione ideologica e irrealistica – sottolinea Coldiretti - che metteva in contrapposizione agricoltura e ambiente quando, invece, è proprio la presenza delle aziende agricole a garantire una costante tutela del territorio dai pericoli legati al dissesto come agli incendi. Basti ricordare che il 55% della superficie italiana è gestita e custodita proprio dagli agricoltori, 'sentinelle' a disposizione della collettività. E' essenziale in tale ottica accelerare sull'approvazione della legge sul consumo di suolo che giace da anni in Parlamento e che – conclude Coldiretti - potrebbe dotare l'Italia di uno strumento all'avanguardia, consentendo ancora una volta al nostro Paese di fare da apripista in Europa, come già accaduto per la carne sintetica e l'etichetta d'origine.
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